La ministra dell’Economia tedesca Katherina Reiche riapre un tabù politico in Germania: il nucleare. In un’intervista al Financial Times, Reiche ha ammesso che l’uscita dal nucleare ha lasciato Berlino senza vere alternative al gas per garantire la produzione di base, esponendo il Paese a nuovi shock energetici.
“Abbiamo bisogno del gas per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, è l’unica fonte di base che mi resta”, ha dichiarato, sottolineando come la scelta di chiudere le centrali, avviata da Angela Merkel nel 2011 e completata sotto Olaf Scholz, pesi oggi sulle opzioni strategiche del Paese.
Il contesto è quello di una nuova fiammata dei prezzi energetici: il gas in Europa è aumentato di oltre il 60% dall’inizio del conflitto in Iran, aggravando una crisi già iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina. In Germania, i prezzi dell’elettricità restano significativamente più alti rispetto alla Francia, che può contare su un ampio parco nucleare.
La dipendenza dal gas si è già rivelata un punto debole nel 2022, quando Berlino ha dovuto rinunciare alle forniture russe e rivolgersi al GNL, in gran parte proveniente dagli Stati Uniti. Da allora, i costi energetici elevati continuano a pesare sull’industria tedesca, già sotto pressione per la concorrenza cinese.
Un cambio di linea (anche a livello europeo)
Pur escludendo una riapertura delle centrali tradizionali, il governo guidato da Friedrich Merz sta puntando su nuove tecnologie come i piccoli reattori modulari e la fusione nucleare. Parallelamente, Berlino ha attenuato la propria opposizione al nucleare in sede europea, in un segnale politico verso Paesi come la Francia.
Reiche invita la Germania a non restare ai margini: “Possiamo decidere di non essere interessati e diventare ancora più dipendenti dal gas, oppure tornare a investire nella tecnologia”. Il messaggio è chiaro: senza un riposizionamento strategico, Berlino rischia di perdere influenza proprio mentre in Europa cresce il ritorno al nucleare.
Il tema energetico si intreccia con le difficoltà dell’economia tedesca. Nonostante un piano di investimenti pubblici da mille miliardi di euro per infrastrutture e difesa, Berlino fatica a rilanciare la crescita.
Per questo, il governo ospiterà a ottobre un vertice internazionale per attrarre capitali esteri e rilanciare l’immagine della Germania come destinazione sicura per gli investimenti. Ma il nodo resta l’energia: senza prezzi competitivi e forniture stabili, anche il “modello tedesco” rischia di perdere appeal.

